L'Università di Padova protagonista di una fotografia internazionale della Ricerca Aperta
Quanto sono diffuse le pratiche di Open Science nel mondo della ricerca? Quali strumenti sono entrati nella quotidianità di studiose e studiosi e quali, invece, faticano a essere adottati?
A queste domande risponde l'articolo in preprint Awareness and Use of Open Research Practices: An International Survey of Researchers Across Disciplines relativo a un nuovo studio internazionale che ha coinvolto 3.017 ricercatrici e ricercatori appartenenti a 24 discipline e 45 Paesi. Tra le autrici e gli autori figurano anche Maria Montefinese, Marco Tullio Liuzza (Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione) e Michelangelo Vianello (Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata) dell’Università di Padova. L’indagine rappresenta una delle più ampie rilevazioni internazionali dedicate alla diffusione delle pratiche di Open Research, ovvero quell’insieme di approcci che promuovono una ricerca più trasparente, accessibile, riproducibile e collaborativa.
L’Università di Padova ha contribuito tramite la partecipazione al gruppo internazionale di lavoro e sostenendo la fase di raccolta dei dati: all'inizio del 2024 la Commissione Open Science di Ateneo aveva promosso la diffusione del questionario tra la comunità accademica padovana, contribuendo alla partecipazione italiana all’iniziativa e alla costruzione di una fotografia più rappresentativa delle pratiche di ricerca aperta. L’Italia rappresenta il gruppo nazionale più numeroso del campione, con 626 rispondenti, pari al 20,72% del totale.
La conoscenza dell’Open Science è diffusa, l’utilizzo meno
I risultati mostrano che la maggior parte dei rispondenti (studenti di dottorato, ricercatori e professori) conosce le principali pratiche di Open Science. Le pubblicazioni in Open Access sono note al 92% delle persone intervistate e utilizzate dal 78%. Anche strumenti come i preprint e la condivisione dei dati di ricerca sono ampiamente conosciuti. Tuttavia, emerge un dato particolarmente significativo: per quasi tutte le pratiche esiste un ampio divario tra la conoscenza e l'utilizzo effettivo.
Molte persone dichiarano di conoscere strumenti quali la preregistrazione degli studi, i registered reports o la condivisione aperta di materiali e codice, ma una quota molto inferiore li utilizza concretamente nella propria attività scientifica.
Incentivi, formazione e riconoscimento: le priorità indicate dai ricercatori
Secondo i partecipanti all’indagine, il principale ostacolo alla diffusione dell’Open Science non è la mancanza di interesse, bensì l’assenza di condizioni favorevoli alla sua adozione.
Un aspetto rilevante è che sono stati indicati come principali leve di cambiamento gli incentivi dei finanziatori e delle istituzioni, i finanziamenti ad hoc, il riconoscimento della Scienza Aperta nei criteri di reclutamento e di progressione di carriera e la formazione specifica. Le risposte qualitative sottolineano inoltre la necessità di supporto amministrativo e infrastrutturale, chiarezza su aspetti etici e legali, e un approccio non uniforme ma sensibile alle differenze disciplinari e metodologiche.
I risultati dello studio illustrato nel preprint suggeriscono che la transizione verso una scienza più aperta dipenda sempre meno dalla sensibilità individuale e sempre più dall'adozione di politiche istituzionali. Politiche che auspicabilmente facciano entrare a pieno titolo nel sistema premiante accademico i criteri della qualità, della trasparenza, della condivisione e della collaborazione , come elementi centrali della ricerca scientifica.